Tutte le parole di una mobilità

Difficile riassumere una mobilità in poche parole. O meglio, fossero soltanto parole allora l’elenco sarebbe semplice, benché lungo: confronto, idee, esperienze, lavoro, appunti, domande, risposte, crescita, mare, calcio, mazzi di carte, freestyle, amicizia, sveglia, sonno, aerei, valige, treni, pullman, pane guttiau e pane carasau, vento, risate e lacrime, performance, chiacchierate, festa e storie. E di sicuro manca ancora qualcosa. Poi però queste parole bisogna raccontarle. E se sonno, aerei o pane guttiau non serve spiegarle  – il primo va recuperato, i secondi presi e il terzo mangiato – tutto il resto sì, possiamo e vogliamo raccontarlo. Partendo dalla prima di queste parole, mobilità: cos’è? Più o meno quel che dice: movimento, muoversi. Muoversi fisicamente da tutta Italia per raggiungere Cagliari, aggiungendo una tappa al cammino che stiamo facendo grazie al programma europeo Erasmus+ KA154-YOU Youth participation activities, finanziato dalla Commissione Europea; muovere idee, esperienze e riflessioni; e (s)muovere l’attenzione nei confronti dei care leavers. Loro, anzi noi. Ragazzi e ragazze cresciuti in contesti fuori famiglia, Affido o comunità, e Minori stranieri non accompagnati a cui la società – e la politica – chiedono di diventare adulti nel giro di 24 ore: quelle in cui compiono 18 anni. “Maggiorenne? Bene, da ora puoi fare da te”. E invece no. Noi, Agevolando, preferiamo “fare insieme”. 

 

 

Insieme, a Cagliari, i cinquanta ragazzi e ragazze del Care Leavers Network Italia, in arrivo da Emilia, Lombardia, Trentino, Piemonte, Umbria, Toscana, Sicilia, Lazio, Marche e Sardegna, hanno continuato a costruire il futuro dell’essere care leavers. Un percorso lungo, condiviso a Tolè alla prima mobilità dello scorso settembre, continuato poi singolarmente, gruppo per gruppo in ogni singolo territorio e condiviso di nuovo a Cagliari, in queste giornate di maggio. Di cosa abbiamo parlato? Di sensibilizzazione nelle scuole, tra pari e con i professori; di razzismo, di comunicazione e informazione dell’universo care leavers, della figura del Portavoce del minore, di amicizia e dell’abitare. Altre parole, stracolme di significati. Di riflessioni, domande, ipotesi, esigenze e soprattutto esperienze. Perché il Care Leavers Network e Agevolando sono così: lavorano per esperienze. Vita vera che genera consapevolezza, consigli e proposte. La mia esperienza che diventa bussola per te. E così farà anche questa volta: tutto quello che è sbocciato a Tolè ed è stato elaborato a Cagliari maturerà ancora a Catania, alla terza mobilità in programma a novembre, e poi arriverà a Roma, nel quarto e ultimo incontro in cui produrremo le raccomandazioni da portare alle Istituzioni. Lo abbiamo fatto nel 2017, stimolando quella che poi è diventata la prima (e unica) legge dedicata all’istituzione di un Fondo care leavers (Legge n°205 del 2017), e lo faremo ancora. 

Fine? Macché. L’elenco di parole è ancora lungo. Perché a muoversi, a Cagliari, non sono state soltanto le idee e le riflessioni, le domande e i post-it. Si è mossa anche la palla, in partite di calcio infinite (con tanto di presidente pibe de oro), le carte (livello “bisca” pro), le colazioni, i pranzi e le cene (“alzi la mano chi è intollerante o allergico”, ”no tu no, non è vero”), le sedie durante una performance per spezzare il ghiaccio degna di Marina Abramović (Marco Head of ice-breaker) e le amicizie. Quelle solide come la roccia e quelle fresche come il vento sardo, nate proprio lì, tra cactus e aeroporto. Ad esempio con gli amici della Fondazione Domus de Luna e del Centro Emiliani Padri Somaschi, con cui abbiamo festeggiato il Care Leavers Day sabato 18 maggio e con cui sono scoccate risate, battaglie freestyle in quattro quarti (in cui Prince è evoluto in King) e brindisi. Come quello, anzi quelli che abbiamo dedicato a Moustafa, il nostro Forrest Gump, il fondista leggero (ma il premio piuma è andato ai 45kg di Asiis) che a Cagliari ha smesso di correre per 48 ore, si è fermato e ha compiuto 20 anni; il compleanno più lungo di sempre, iniziato alla mezzanotte di venerdì e finito alla mezzanotte di sabato, con due torte, due candeline, un desiderio (segreto ma non troppo) e un discorso, breve ma intenso: “Grazie”.

L’ultima parola che vogliamo raccontarvi è la parola che per definizione si racconta da sé: “storie”. Non una, tante. Quelle che i ragazzi e le ragazze, ma anche gli educatori, hanno voluto condividere. Ve le racconteremo presto, ve le faremo leggere, vedere o ascoltare. Sono le storie di Moustafa e Sara, Mourtalla e Michael, Marco e Aisha, Umar e Marco. E poi Mina, Stefano e Hassim. Storie in movimento. Di nuovo, parole: mare, Balcani, confini, comunità, famiglia, passato, presente e futuro. Le nostre storie, la nostra storia. La nostra mobilità.

Ci vediamo a Catania, a novembre, e ci vedranno a Roma, a marzo 2025.

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