Carol, una care leaver all’università: “Per noi è tutto un po’più difficile, ma nulla impossibile”

Una laurea in Comunicazione, media e pubblicità alla prestigiosa Iulm di Milano. E tanti sogni nel cassetto: completare il corso magistrale in Media Education all’Università Cattolica, lavorare nelle scuole, scrivere, realizzare progetti media educativi, in particolare in favore dei care leaver.

Questa è Carol, 24 anni, aostana: un vulcano di idee e di passioni. Ma non è sempre stato così semplice.

Cresciuta con i suoi genitori solo fino al primo anno di vita, è stata poi affidata alla zia e al suo compagno, con cui ha vissuto fino ai 16 anni. Un periodo buio, difficilissimo.

Racconta: “È stato un affido completamente fallimentare. Se penso alla situazione attuale, se avessi dovuto trascorrere intere settimane in quella casa con loro per me sarebbe stato l’inferno. L’unico momento di sollievo per me era andare a scuola”.

Nel marzo del 2012 Carol chiama il Telefono Azzurro per chiedere aiuto, anche grazie al sostegno di un amico che le dà coraggio. I volontari intervengono, la ascoltano, capiscono la gravità della situazione e attivano il servizio sul territorio. L’assistente sociale chiede colloqui agli zii, che però li eludono. Qualcosa si sblocca solo nel mese di agosto, quando la situazione degenera e finalmente si decide per l’inserimento di Carol in comunità.

Carol ha raccontato quella giornata – correva il 14 agosto 2012 – in un racconto pubblicato nell’antologia “Pelle” dei giovani scrittori Iulm.

Il racconto si intitola “Due vite”. Spiega Carol: “Quel giorno è iniziata davvero per me una seconda vita. L’indomani era Ferragosto. Gli educatori hanno preparato una grigliata in giardino. Non capivo bene dove ero capitata, anche perché la nuova casa, rispetto a quella in cui avevo vissuto fino ad allora, era molto ampia, spaziosa, un’ambiente in cui si poteva respirare a pieni polmoni. I primi tempi in comunità, comunque, dormivo pochissimo, mi svegliavo ogni giorno alle 6. Era una vita strana. A scuola facevo fatica, perché sentivo che il Liceo scientifico non era la scuola giusta per me”.

Poi la svolta: Carol, incoraggiata dai suoi educatori, decide di cambiare scuola e iscriversi a Scienze Umane. Per accedere al terzo anno deve superare un esame: “Ho iniziato a studiare tantissimo. Questo mi ha fatto uscire da una sorta di stato di depressione, finalmente avevo un obiettivo e mi sentivo molto motivata. Quando ho passato l’esame, è stato bellissimo. Forse era la prima volta in vita mia in cui potevo davvero autodeterminarmi”.

A 18 anni doveva entrare in una comunità per neomaggiorenni che però poi ha chiuso e non è più possibile accedere. Pochi soldi da parte, ma Carol riesce a cavarsela da sola grazie anche a lavoretti estivi, a un contributo regionale e alla possibilità di fruire di una borsa di studio. All’esame di maturità risulta la seconda migliore della sua classe, per lei è una soddisfazione grandissima.

Riesce a iscriversi alla Iulm con retta minima. Ma districarsi tra la burocrazia e vivere da sola non è semplice.

L’università non riconosce la condizione di ragazzi come me, senza una famiglia. Per la burocrazia siamo invisibili. Per essere trattata come ‘studente indipendente’ e accedere alla borsa di studio ho avuto bisogno di una dichiarazione della mia assistente sociale. Mi chiedevano la denuncia dei redditi di entrambi i miei genitori. La mia madre naturale era irreperibile, ho dovuto incontrare mio padre davanti a un avvocato. Insomma, per ragazzi come noi è tutto un po’più difficile e devi farcela spesso da sola. Ma nulla è impossibile”.

L’amore per quello che studia è la forte motivazione che spinge Carol, avere un obiettivo le ha cambiato la vita. Per lei lo studio è anche una forma fortissima di riscatto.

Negli anni della comunità, per Carol è stata molto utile l’esperienza del Servizio Civile estivo, durante il quale ha lavorato in un doposcuola rivolto principalmente a minori stranieri. A partire da questa opportunità e alla rete di persone che le ha permesso di costruirsi, Carol ha cominciato a lavorare in diversi centri estivi, per poi impegnarsi nei soggiorni di vacanza WWF.

Durante queste esperienze Carol ha scoperto la sua inclinazione per il lavoro educativo, che l’ha portata, oggi, ad insegnare in una scuola media. Vorrebbe unire le sue grandi passioni: cinema e scrittura e costruire dei percorsi che uniscano comunicazione e educazione.

“Scrivere è stato molto introspettivo e potente per m – conclude.Ho capito quanto possono essere potenti questi canali. Vorrei lavorare anche con altri ragazzi che stanno passando quello che ho vissuto io per aiutarli a raccontarsi e a rielaborare”.

Noi non abbiamo dubbi: ci riuscirà.

A cura di Silvia Sanchini, responsabile comunicazione Agevolando

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