Un tirocinio per risvegliare le coscienze. L’esperienza di Jenny Ciccopiedi (Università di Torino)

La mia esperienza di tirocinio per il corso di studi in Politiche e servizi sociali all’Università di Torino si è connotata principalmente per la sua natura sperimentale.
Questa affermazione è motivata, innanzitutto, dalla modalità innovativa con cui si è svolto: infatti, alle attività in presenza, costituite principalmente dalle visite allo Sportello del neomaggiorenne di Torino e dagli incontri di aggiornamento e supervisione con il tutor accademico, si sono accompagnate attività in smart working.
La ragione di un tirocinio “misto” è da ricercarsi nell’assenza di una sede stabile dell’associazione Agevolando a Torino, quale luogo di incontro per Care leaver e volontari, nonché nella particolare situazione di emergenza sanitaria che ha quindi fortemente limitato qualsiasi azione in presenza.

Un primo punto di forza è riscontrabile nella possibilità di mettersi in gioco tramite l’utilizzo di nuovi strumenti per la comunicazione. I dispositivi informatici, infatti, sono stati fondamentali per intrattenere una corrispondenza virtuale con le figure professionali operative dentro l’associazione Agevolando.
L’effetto collaterale di tale modalità è stato quello di condurre un’esperienza più in solitaria rispetto ai tirocini tradizionali: non è stato infatti possibile realizzare un tradizionale affiancamento al tutor.
Quanto appena affermato può essere considerato un punto di forza se interpretato come sfida di innovazione: infatti, non potendo accedere all’osservazione di attività condotte in presenza, né ad un affiancamento continuo, è stato necessario “reinventarsi” per individuare delle strategie con le quali raggiungere gli obiettivi preposti.
Le ore di smart working, quindi, sono state impiegate per approfondimenti teorici, per la costruzione delle interviste, per la loro conduzione e analisi, nonché per la costruzione e l’analisi del questionario. Inoltre, queste sono state altresì impiegate per intrattenere una corrispondenza via e-mail e conference call con le figure di riferimento del tirocinio, per dedicare spazi di aggiornamento e rendicontazione con il tutor accademico nonché di riflessione per le tematiche che risultavano più salienti e/o problematiche.

Un punto di forza rilevante è sicuramente la sperimentazione in autonomia di conoscenze e competenze acquisite durante il corso di Fonti e metodi per lo studio delle politiche sociali. Infatti, il tirocinio ha rappresentato il primo vero tentativo di costruzione di tecniche per la ricerca sociale, nonché un utile allenamento nella costruzione e lettura di grafici e tabelle.
In questo modo, nonostante il taglio del tirocinio sia stato prevalentemente giuridico, è stato possibile mettere in campo competenze acquisite grazie ad altre discipline, coerentemente con l’interdisciplinarietà che caratterizza il corso di studi.
Inoltre, le attività condotte e i dati raccolti si possono considerare essenziali per lo svolgimento dell’elaborato finale di tesi, nonché per sostenere l’esame finale di tirocinio. Per questo motivo, si ritiene soddisfacente e altamente formativo il tirocinio condotto.

È importante considerare anche l’opportunità che il suddetto tirocinio ha offerto: per esempio, condurre un’intervista alla deputata on. Emanuela Rossini, al presidente dell’associazione Federico Zullo e alla coordinatrice nazionale del Care Leavers Network di Agevolando Cecilia Dante.
Ciò ha sicuramente richiesto di modulare la tipologia dell’intervista e di declinare la conversazione a fronte di professionalità diverse.

Grazie alle interviste condotte a un campione di 26 care leaver che partecipano alle attività dell’associazione, sono emersi dati interessanti. Colpisce ad esempio che per il 92% di loro il Care Leavers Network sia stato utile anche “a stringere legami e ad avere punti di riferimento” e che la partecipazione all’interno del network sia efficace. Scrivono ad esempio, gli intervistati: “Conoscere le storie e confrontarsi vuol dire migliorare il sistema”, ma anche “fare advocacy può comportare una catena di cambiamenti”. I ragazzi descrivono il network con immagini molto efficaci: “Una grande stazione di treni”, “Un luogo in cui poter essere se stessi”, “Due mani che si stringono”. L’80% dei partecipanti ha contemporaneamente affermato di non sentirsi rappresentato dalle istituzioni ma che Agevolando abbia contribuito a far emergere la propria voce.

Per concludere posso dire davvero che Agevolando è un’associazione in cui svolgere un tirocinio significa crescere, aprire la mente e il cuore verso le storie di ragazze e ragazzi coraggiosi e resilienti che decidono di mettere la propria passione e consapevolezza al servizio di una collettività intera, nell’ottica che l’ingiustizia, quando colpisce un gruppo di pochi, sta in realtà colpendo tutti. Perché proprio questo è uno dei pregi migliori di Agevolando: la capacità di risvegliare le coscienze e sollecitare una cittadinanza attiva.

Ringrazio la tutor accademica, prof.ssa Joëlle Long e il tutor aziendale, Giorgio Vergano per avermi offerto questa opportunità.

Jenny Ciccopiedi

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