Raccomandazioni Care Leavers

Il diritto all’ascolto è uno dei principi fondamentali sanciti anche dalla Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa […]. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne […]”. Eppure questo diritto, in apparenza così scontato, non è sempre riconosciuto e accade a volte che bambini e ragazzi che, per varie ragioni, vivono lontani dalla loro famiglia o hanno famiglie in difficoltà finiscano per essere solo spettatori e non protagonisti dei progetti di vita e delle scelte che li riguardano. E siccome la partecipazione è un processo che prevede la capacità sia di dare la parola ma anche di prendersela, accade altresì che alcuni giovani preferiscano scegliere di non dire la loro, di non esprimere un’opinione. Agevolando, che si occupa proprio di diritti e advocacy di adolescenti e giovani che crescono in Affido, casa-famiglia o comunità di accoglienza, cerca con tutte le forze di cambiare direzione. E l’ha fatto in particolare in questi mesi, attraverso la scelta di costituire un network di Care Leavers (giovani in uscita da percorsi di tutela) che si impegnasse a riflettere su alcuni temi importanti: sul percorso in comunità, sul periodo di passaggio alla maggiore età, sul tema dell’acquisizione dell’autonomia, sull’essere Minori stranieri non accompagnati, sulla cittadinanza attiva. Da questo lavoro, che ha coinvolto 7 province dell’Emilia-Romagna (compresa Rimini) e 38 ragazzi di età compresa tra i 16 e i 27 anni e rappresentanti di ben 14 nazionalità diverse, sono nate 10 Raccomandazioni per migliorare i percorsi di accoglienza e transizione all’autonomia dei giovani “fuori famiglia”. Queste Raccomandazioni sono state ufficialmente presentate lo scorso 13 Dicembre nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna alla presenza di istituzioni, operatori sociali, giornalisti, docenti e studenti universitari. I ragazzi, molto emozionati ma determinati, hanno scelto di dire la loro su alcuni temi e di rivolgere anche alcune richieste. A partire dagli educatori: a cui hanno chiesto una passione autentica e un genuino interesse nei loro confronti, la capacità di non uniformare i comportamenti ma di declinarli in base alle esigenze e alle caratteristiche di ciascun ragazzo senza avere in testa un’immagine ideale ma rapportandosi a ciascun ragazzo per quello che è, valorizzandone l’unicità e i talenti. “Accompagnateci ma al tempo stesso dateci la possibilità di sperimentare, senza sostituirvi alla nostra libertà” hanno chiesto i ragazzi. In generale hanno auspicato un’organizzazione delle comunità che non sia solo governata da criteri economici ma che tenga invece conto delle specifiche esigenze di ciascun ragazzo e anche degli educatori, che non devono essere messi in situazioni troppo difficili da affrontare da soli. Importante anche il riferimento alle loro famiglie di origine: che hanno chiesto di non giudicare, di tenere informate sul loro percorso e rispetto alle quali hanno chiesto che né le comunità né le case-famiglia debbano mai sentirsi contrapposti o sostitutivi. Dai servizi sociali i ragazzi si attendono maggiore ascolto e attenzione: a partire, ad esempio, da più frequenti visite alle comunità e più incontri che permettano di modulare meglio anche i percorsi di autonomia. Una maggiore attenzione è stata richiesta anche nei confronti dei Minori stranieri non accompagnati, che rischiano invece a volte di sentirsi giovani di serie B rispetto alla loro particolare e difficile situazione. Forte il richiamo ai giornalisti, ai politici, alla cittadinanza tutta ad uscire da una logica di pregiudizio o di emarginazione, ad accostarsi con delicatezza alle loro storie di vita: “Siamo come tutti gli altri e anche noi possiamo e vogliamo dimostrare quanto di positivo c’è dentro di noi…conoscendoci meglio lo scoprireste anche voi”. Perché avere avuto famiglie in difficoltà o famiglie lontane non significa essere figli di nessuno, non significa non avere un’idea o un’opinione su come si cresce. Infine, un appello importante: non lasciateci soli al compimento del diciottesimo anno di età, continuate ad accompagnarci e a sostenerci. Perché “a 18 anni è troppo presto per cavarsela da soli!” A tutto questo e a tanti altri aspetti hanno fatto riferimento le ragazze e i ragazzi del Care Leavers Network dell’Emilia-Romagna nel loro intervento che è stato preceduto da una relazione del prof. Silvio Premoli sul tema della partecipazione e sulle diverse immagini che può evocare (condivisione, ascolto, azione collettiva, appartenenza) e dalla presentazione da parte della dr.ssa Anna Bolognesi e della dr.ssa Michela Cicerone, psicologhe, del progetto “NeomaggioRete” all’interno del quale la creazione del Care Leavers Network si è inserita. Alle sollecitazioni dei ragazzi hanno poi risposto alcuni rappresentanti istituzionali: Gino Passarini (Servizio politiche familiari e infanzia Regione Emilia-Romagna) ne ha apprezzato l’autenticità e si è assunto formalmente l’impegno di utilizzare le Raccomandazioni dei ragazzi come contributo da portare all’Osservatorio Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Stefano Canducci (Coordinamento regionale comunità per minori) ha riflettuto sul ruolo degli educatori e sulla relazione, i rappresentanti dei servizi sociali delle province di Rimini (dr.ssa Tiziana Valer), Modena (dr.ssa Rita Bondioli), Ferrara (dr. Marco Orsini) e Bologna (dr.ssa Annalisa Faccini) hanno voluto valorizzare l’impegno che i ragazzi si sono assunti con questo lavoro impegnandosi a diffonderlo nei loro territori. Infine l’importante intervento del Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Emilia-Romagna, dr. Luigi Fadiga, che oltre ad aver fatto riferimento alla normativa internazionale e nazionale in materia ha speso parole importanti: impegnandosi in prima persona a visitare le Comunità di accoglienza (attualmente in Regione se ne contano 300) e sottolineando la necessità di un maggiore sforzo per garantire i diritti dei ragazzi stranieri o di seconda generazione. Secondo Federico Zullo, Presidente e fondatore di Agevolando: “Si è trattato di un momento unico. Qualcosa anche in Italia sta cambiando: vogliamo che la voce dei principali protagonisti dei percorsi di accoglienza sia sempre presa in considerazione non per opporci a qualcuno o a qualcosa ma per costruire delle proposte per migliorare la qualità dei percorsi dei ragazzi in comunità. A volte ci sentiamo o preferiamo sentirci invisibili. Noi vogliamo rompere questo schema. Se le nostre storie di vita difficili diventano esempio per altri di resilienza facciamo qualcosa di straordinario”. Un esempio importante anche per chi, a livello decisionale, si occupa di politiche giovanili: per non correre il rischio che questi interventi si rivolgano sempre ai “soliti noti” ma possano invece coinvolgere anche chi non crede di potercela fare e può scoprire invece di avere tanto da offrire.

Silvia Sanchini

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