Oxfam e Agevolando, diritti alla casa

Ci sono due parole che sempre più, nelle grandi città ma non solo, si stanno allontanando tra loro: casa e diritto. In un presente immobiliare con gli occhi rivolti all’orizzonte del profitto, della rendita finanziaria e immobiliare (leggi turismo, AirBnB, etc…) la casa in quanto tale, il luogo in cui ognuno innesca, conosce e vive la propria autonomia e indipendenza, sembra non trovare più spazio. O meglio, prezzo. E se anche per le famiglie ormai trovare casa è difficile, ecco che per le fasce più deboli si scivola pericolosamente verso l’impossibile.

Diritto alla casa. Non per tutti è questo, una fotografia della situazione casa nel nostro paese, con un focus particolare proprio su una di quelle fasce più deboli: quei 7 mila ragazzi e ragazze che ogni anno compiendo diciotto anni escono dai sistemi di tutela e devono diventare adulti in un giorno, partendo proprio dal trovare casa. A curare il rapporto, parte del progetto triennale In My Place finanziato da EPIM, sono state la capofila Oxfam Italia e Agevolando. E martedì 7 ottobre, all’Hotel Nazionale di Roma, insieme a Federica Corsi e Giovanna Tizzi di Oxfam Italia e alla nostra Maria Chiara Vita Finzi, project manager di Agevolando, abbiamo raccontato Diritto alla casa. Non per tutti. Lo abbiamo fatto nel corso di un policy dialogue con la società civile e le istituzioni, insieme anche agli onorevoli Marco Grimaldi e Agostino Santillo. A loro e con loro abbiamo sottolineato una volta di più l’urgenza di ripensare e riattivare politiche abitative; soprattutto di volerle, in un quadro in cui 1,5 milioni di famiglie vive in una situazione di disagio abitativo, in cui appena l’11% dei proprietari si dice disponibile a soluzioni di affitto a medio/lungo termine, in cui mediamente le famiglie spendono un terzo del proprio reddito per l’affitto e in cui lo Stato proprio in quelle politiche abitative spende meno dell’1% del PIL.

Inevitabile che in un contesto simile a moltiplicarsi siano le storie come quella di Hawanatu (nella foto a Roma insieme a Cecilia Dante (Coordinatrice del CLN Italia) e Marco Servillo (Referente del CLN Lazio), ragazza del Care Leavers Network di Agevolando, che martedì a Roma ha condiviso la sua storia. La storia di una ragazza di vent’anni nata in Sierra Leone, studentessa a Catania, che nel momento in cui ha voluto o dovuto cercare casa si è vista sbattere la porta in faccia decine di volte. Perché per Hawa, e per molti altri di quei 7 mila ragazzi, oltre all’oggettiva impossibilità di poter diventare autonomi in ventiquattrore, quanto la tutela finisce, gli ostacoli nella corsa alla casa si moltiplicano per questioni culturali, linguistiche e – soprattutto – discriminatorie. «Appena sentivano che ero straniera e studentessa, niente: o non c’era posto o era già occupato – ha raccontato Hawa – I proprietari non si fidavano perché c’è sempre quell’idea che gli stranieri non pagano l’affitto. È stato un periodo molto pesante, stressante, vivevo in una sensazione di vuoto e abbandono, di rigetto». Ora Hawa una stanza l’ha trovata, anche con l’aiuto delle associazioni, confermando che per lei, e chi come lei, per ottenere lo stesso diritto dei propri coetanei serve sempre un pezzo e una lotta in più. Per colmare un gap che dovremmo colmare noi, cittadini e società, e a cui dovrebbero voler e saper far fronte le istituzioni. Un gap che si chiama discriminazione. «Vorrei che gli altri ragazzi non debbano passare sei mesi o un anno per trovare una stanza o una casa solo perché sono stranieri. Soprattutto, vorrei che non provassero quella sensazione di vuoto».

 

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