Giovani fuori famiglia e legge di bilancio

Comunicato stampa

GIOVANI “FUORI FAMIGLIA” E LEGGE DI BILANCIO: PRIMA SPERIMENTAZIONE DOPO 10 ANNI DI PROMESSE

Presentato un emendamento: il destino dell’intervento, e quindi di migliaia di ragazzi, dipenderà dalla individuazione delle coperture finanziarie

Roma, 14 novembre 2017

Gli aiuti, il sostegno, gli investimenti, i percorsi d’accoglienza, le Case famiglia e poi? Troppi ragazzi vulnerabili oggi, raggiunta la maggiore età, vengono lasciati soli, esposti al rischio di marginalizzazione e povertà. Secondo i dati raccolti dalle associazioni, ben dieci ragazzi al giorno, dopo il sostegno e l’esperienza vissuta nelle case famiglia, sono oggi obbligati a cavarsela da soli per legge, perché con la maggiore età escono dai percorsi di protezione e tutela.

Ora, dopo quasi dieci anni di tentativi, il Governo Italiano con la Legge di Bilancio potrebbe prevedere una prima sperimentazione in favore dei neomaggiorenni cresciuti “fuori famiglia”.

Si tratta di 3200 giovani che ogni anno escono dai percorsi di accoglienza in comunità di accoglienza, case famiglia e famiglie affidatarie. Giovani particolarmente vulnerabili che in questa rinnovata condizione di abbandono per sopravvivere rischiano di diventare manovalanza per i clan criminali, per il caporalato o finiscono nei circuiti della prostituzione o a rischio di sviluppare dipendenze patologiche.

La collaborazione fra Terra dei Piccoli, Fondazione Domus de Luna e Agevolando ha permesso di portare il problema all’attenzione delle istituzioni, dando vita ad un Comitato a cui partecipano due coordinamenti nazionali (CNCA e Cismai) e due grandi associazioni (Progetto Famiglia e Sos Villaggi dei Bambini) che insieme rappresentano più di 500 Associazioni presenti in tutto il territorio nazionale.

Il 9 novembre, in stretta collaborazione con la Vice Presidente della Commissione Bicamerale Infanzia Sandra Zampa, i senatori Mattesini, Ferrara, Amati, Collina, Albano e Fasiolo hanno presentato un emendamento che prevede di disporre, in via sperimentale, l’istituzione di un fondo triennale complessivo di 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018. Meno di 200 mila euro all’anno per regione, un piccolo ma importante traguardo per il riconoscimento e la tutela di questi giovani.

Tale proposta inizierebbe finalmente a sanare una situazione inaccettabile, che oggi alimenta il circolo vizioso della marginalizzazione e vanifica gli effetti dell’investimento che lo Stato sostiene per promuovere la crescita individuale di ciascun bambino e adolescente senza o fuori famiglia.

L’accoglienza dei minorenni in casa famiglia e in comunità è sostenuta finanziariamente dallo Stato e il costo per ogni intervento, come ha calcolato Andrea Cippone dell’associazione Terra dei piccoli Onlus e presidente del Comitato nazionale neomaggiorenni fuori famiglia, “è di circa 250mila euro a ragazzo fino al compimento del diciottesimo anno. Poi, con la maggiore età, lo Stato termina il suo intervento. Un investimento enorme che rischia di andare perso, fallendo nel raggiungimento degli obiettivi previsti solo perché è stata fissata rigidamente la data di scadenza”.

Commenta il presidente di Agevolando Federico Zullo: “Crediamo che questa Legge di Bilancio – che si dichiara essere per l’occupazione giovanile – debba finalmente dare seguito a un percorso lungo fatto di tanti tentativi di cui ci siamo fatti portavoce a nome di tanti ragazzi e ragazze in Italia e che stiamo continuando con costanza a portate avanti anche con il gruppo ‘#5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti’ e con il Care Leavers Network, la prima rete informale di giovani cresciuti fuori famiglia”.

Aggiunge Ugo Bressanello, presidente della Fondazione Domus De Luna e della Federazione Isperantzia: “In Italia la percentuale dei ragazzi provenienti dai ceti più disagiati che riescono a laurearsi è tra le più basse d’Europa. Il nostro paese è agli ultimi posti nella classifica dei paesi Ocse per la povertà infantile. Il tasso di disoccupazione fra le giovani generazioni è ormai altissimo, ma ad essere particolarmente penalizzati sono proprio i giovani cresciuti fuori dalla famiglia. In Sardegna abbiamo dimostrato che è possibile fare qualcosa di utile con l’approvazione, unica in Italia, della Legge Regionale 4/2006 e successive modifiche”.

Lo Stato non ci può abbandonare nel momento più importante e delicato del nostro percorso – sostiene Nancy del Care Leavers Network Italia – perché è una contraddizione assurda. Siamo ormai tra i pochi, tra i Paesi più sviluppati, a non prevedere soluzioni certe per i ragazzi nelle nostre condizioni. Finalmente una risposta concreta attraverso l’approvazione di questa misura sperimentale!”

Sono circa 30mila i minorenni “fuori famiglia” in Italia. La maggior parte sono bambini nati in famiglie con gravi difficoltà personali, sociali, economiche. Le comunità di accoglienza e le famiglie affidatarie, spesso, diventano l’unica soluzione per dare una possibilità ai ragazzi di costruirsi un futuro. Ma fino al diciottesimo anno d’età. Ci sono alcune migliaia di ragazzi neomaggiorenni ogni anno che non è possibile fare rientrare a casa perché hanno alle spalle situazioni terribili ed è difficile avviarli ad una vita autonoma esattamente al compimento dei 18 anni. Per questo è necessario agire al più presto con un intervento mirato.

Ufficio stampa:

Silvia Sanchini: 347 1660060 – ufficiostampa.agevolando@gmail.com 

Breve cronologia degli interventi legislativi promossi in questi anni dal Comitato nazionale neomaggiorenni fuori famiglia:

In questi anni sono stati molti i tentativi parlamentari non andati a buon fine: un primo disegno di legge per affrontare il tema è stato presentato nella precedente legislatura, a marzo 2012 della Senatrice Serafini.

Mentre in questa legislatura le proposte sono state molteplici: al Senato il 15 marzo 2013 il DDL 64 a firma Silvana Amati, Erica D’Adda , Maria Teresa Bertuzzi , Vannino Chiti , Monica Cirinna’, Valeria Fedeli, Manuela Granaiola, Stefania Pezzopane, Maria Spilabotte , Daniela Valentini  e Emma Fattorini, mentre  alla Camera le proposte sono state presentata il 26 aprile 2013 con la n° 846  d’iniziativa dei deputati Antezza, Biondelli, Albanella, Amoddio, Capone, Casati, Coccia, Marco Di Maio, D’incecco, Fontanelli, Gasparini, Grassi, Iacono, Iori, Marzano, Melilli, Mongiello, Moscatt, Olverio, Sbrollini, Tullo, Venittelli  e più recentemente il 30 giugno 2014 con la proposta di legge C. 2500 dalla presidente della commissione  infanzia Brambilla Michela Vittoria.

Nel 2017 anche le Commissioni Lavoro di Camera e Senato, nell’esprimere al Governo i propri pareri rispetto ai decreti attuativi del Job Act, hanno chiesto di inserire in essi misure oggettive per favorire l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di questi giovani, ma nonostante questo la norma varata non ha previsto interventi di tale dettaglio.

Nessuna di queste iniziative parlamentari è stata purtroppo mai incardinata nella discussione e nessun intervento ha avuto effetti tangibili per i ragazzi, ma secondo le nostre stime le risorse indicate nell’emendamento AS 2960 sono sufficienti per avviare una sperimentazione su tutto il territorio nazionale.

In questi ultimi mesi sono stati anche avviata alcune iniziative interlocutorie sia con la Sottosegretaria alle pari opportunità l’On Maria Elena Boschi, che con il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, On Luigi Bobba. Incontri che sono ancora in corso.

Comunicato congiunto redatto da:

  • Associazione AGEVOLANDO, Via Corsica 10 – 40135 Bologna – info@agevolando.org
  • Comitato nazionale neomaggiorenni fuori famiglia, via Montaione 44 – 00139 Roma – associazionifuorifamiglia@gmail.com
  • Fondazione Domus de Luna, Via Antonio Sanna, 2 – 09134 Pirri, Cagliari – fondazione@domusdeluna.it
  • TERRA DEI PICCOLI ONLUS, Viale Lina Cavalieri, 212 – 00139 Roma – info@terradeipiccoli.org
 
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