Lasciamoli essere giovani!

Destinazione minori è una delle realtà con mani, piedi, testa e cuore sul territorio con cui da anni Agevolando collabora e unisce le forze per pensare, costruire e realizzare progetti. Poi, ogni tanto, capita di fermarsi un attimo, guardare quel che si è fatto e prendersi il tempo per capire come continuare a lavorare, insieme. E qui, nero su bianco, lo facciamo con Silvia Chieco, presidentessa di Destinazione minori

Partiamo da una domanda apparentemente banale: chi sono i care leavers?
Sono ragazzi che devono lasciare ai 18 anni o al massimo ai 21 anni – in casi particolari – la tutela dello Stato dopo essere stati allontanati dalla famiglia di origine. Sono ragazzi che hanno passato quindi un periodo della loro vita in Affido temporaneo e/o in casa famiglia, e raggiunta la maggiore età la devono lasciare. Si includono in questa definizione anche tutti quei ragazzi che si trovano dai 16 anni ai 30 anni in situazione di solitudine e difficoltà, come ad esempio ex minori non accompagnati (Msna) o ragazzi che hanno famiglie altamente disfunzionali per cui si sono dovuti allontanare e sono costretti a vivere da soli contando solo sulle proprie risorse. Insomma, tutti quei ragazzi che non hanno “cura” da parte di famiglie adeguate e affidabili e sono soli ad affrontare il presente, ma soprattutto il futuro. Sono ragazzi per i quali gli interventi di tutela dello Stato volti a recuperare le capacità della famiglia di origine o volti a dare loro una famiglia adottiva o affidataria sono falliti, e si trovano soli.
Secondo i nostri dati clinici avere una esperienza di Care leaver non si esaurisce in un breve periodo di tempo dopo i 21 anni, anzi nella fascia di età fino ai 30 anni o quando vi è una stabilità di abitazione, lavoro, relazioni sentimentali ed amicali, aumenta la necessità di sostegno e di elaborazione della propria storia e di potenziare le risorse personali senza le quali trovare un equilibrio di vita non è possibile. È nella fascia di età dai 21 ai 30 che bisognerebbe strutturare ancora più aiuti e sostegni sia pratici che di psicoterapia. Possiamo dire che l’esperienza di essere stati care leaver rimane per tutta la vita.

Quanto è pesante lo stigma, il cliché con cui questi ragazzi e ragazze hanno a che fare?
Molto pesante, la maggior parte delle persone non conosce il percorso e la situazione reale di vita di questi ragazzi e tutte le difficoltà che devono affrontare; spesso viene confuso il concetto di Casa famiglia o Comunità con comunità di recupero da dipendenze o comunità di recupero psichiatrico, che non hanno niente a che vedere con la loro storia, con reazione da parte delle persone di paura o distanza. Non sono compresi nelle loro difficoltà di trovarsi a 18 anni a doversi costruire un presente e futuro da soli, senza soldi, accompagnati dalla buona volontà delle case famiglie e da qualche progetto pubblico che è insufficiente. Devono lavorare per mantenersi, per pagare l’affitto di una stanza dove vivere; non una casa, che non si possono permettere, ma una stanza. Devono risparmiare su tutto, spesso anche per mandare soldi alle famiglie di origine, studiare e gestire le relazioni di un ragazzo della loro età. La scuola, l’università, il mondo del lavoro non sono pronti ancora a capire le loro situazioni e sostenerli con progetti personalizzati e adeguati alla vita di ognuno. Spesso vengono considerati e si sentono loro stessi “diversi” dagli altri giovani. Per non parlare poi della situazione di ragazzi che non sono nati in Italia o di colore diverso di pelle, a cui si sommano cliché di razzismo e discriminazione, purtroppo. 

Come fare per smontare questo stigma e questi cliché?
Con la diffusione più ampia possibile di una corretta cultura dell’argomento, con la sensibilizzazione delle persone, con il far conoscere davvero le storie di questi ragazzi e del coraggio che hanno nell’affrontare la vita. Con corrette politiche sociali che li aiutino a trovare casa, lavoro e sostegno psicologico. Conoscere i ragazzi direttamente, capire che sono storie vere, sofferte. Agevolando sta facendo tantissimo per far conoscere queste realtà e migliorare il supporto ai ragazzi, andrebbero ascoltate di più anche le Associazioni e sostenute con fondi, linee guida e leggi adeguate.

Qual è la prima attenzione da avere nel momento in cui si incontra un care leaver e si intraprende un percorso con lui o lei?
Mettersi in ascolto, un ascolto pieno di interesse, sincero, empatico e direi anche di ammirazione, quello che devono affrontare questi ragazzi è eroico. Ci vuole grandissimo rispetto. Poi accogliere la condivisione del dolore e dei traumi. Provare a mettersi nei loro panni e provare con loro emozioni, paure, sofferenza. Stare con loro, non farli sentire soli, essere modelli di adulti funzionali e di riferimento, affidabili, in modo tale che possano ricostruire fiducia in loro, negli altri e provare speranza e desideri. Ascoltare le loro storie con infinito rispetto e con loro ricucire, riparare, trovare nuove prospettive; renderli consapevoli delle loro risorse e di quanto sono stati forti a superare eventi terribili. Fargli capire che sono “pensati”, che c’è attenzione e cura per loro ed il loro benessere. Non essere dimenticati, perché questa è spesso la loro esperienza. Volergli bene.
Dispiace enormemente, nell’affiancare questi ragazzi, vedere che non possono essere giovani, mai spensierati, ma schiacciati da pensieri, preoccupazioni, senza soldi, senza guida, da soli, che devono studiare se va bene fra preoccupazioni e lavoro; che devono tante volte lasciare gli studi perché devono lavorare per mantenersi. Con il timore che possano perdersi o essere agganciati da qualcuno che illude di guadagni facili e immediati. Bisogna attivarsi sempre più affinché possano studiare ed essere giovani della loro età, non con responsabilità adulte che schiacciano la giovinezza, i desideri e lo stile di vita. Sono giovani che non possono essere giovani.

Qual è la prima vera urgenza a cui bisognerebbe far fronte, a livello istituzionale, culturale o sociale riguardo la loro realtà?
Ci sono diversi piani sui quali intervenire, e per i quali è indispensabile dedicare fondi e risorse. Brutto dirlo, ma senza soldi e una buona strutturazione di politiche sociali non si si va avanti. Ci sono almeno 4 piani di intervento:

1-Piano concreto e di organizzazione di vita: di preparazione di un piano di vita a partire dai 16 anni e fino a quando non si sono stabilizzati nell’autonomia. Ci vogliono soldi per poterli far stare sereni nelle spese quotidiane e di sostentamento anche prevedendo per loro una cifra da poter utilizzare all’inizio per l’affitto o per lo studio in modo da prevenire l’abbandono degli studi. 
Strutturare una rete di famiglie di affiancamento temporaneo che li possano accogliere ad esempio nel primo periodo finchè non trovano casa o affiancarli come tutor guida a cui rivolgersi per le difficoltà. Accompagnarli nella gestione concreta di una casa, nei problemi quotidiani. Nello studio e nella ricerca di un lavoro. Aiutare di più le Case famiglia o di semiautonomia che svolgono anche questo ruolo di tutoraggio e soprattutto le Associazioni del terzo settore dedicate a loro.
2-Piano di sostegno psicologico e di psicoterapia: dare risorse affinchè ogni ragazzo possa avere il suo spazio terapeutico, la possibilità di essere accompagnato al benessere e alla consapevolezza. 
Dalla nostra esperienza il supporto psicologico e la psicoterapia riescono ad aiutare questi ragazzi a raggiungere un equilibrio emotivo che a sua volta garantisce la riuscita di tutti gli altri interventi e progetti (lavorativi, abitativi, relazionali…). Spesso faticano a essere costanti nei loro obiettivi di vita. Sono Inoltre i ragazzi stessi a chiedere di avere supporto psicologico! In questa ottica il supporto psicologico assume un ruolo centrale e necessario.
3-Piano sociale e di inclusione: progetti che aiutino la socializzazione, l’integrazione, la conoscenza di questi temi
4- Piano legislativo e soldi pubblici o privati da dedicare ai ragazzi ed ai loro percorsi di sostegno

C’è un ricordo riguardo il suo e vostro lavoro che ha coinciso con una svolta, o comunque con un momento fondamentale per la sua professione o persona?
Ogni ragazzo lascia un segno unico ed indelebile. Ci sono emozioni forti ogni volta che li ascoltiamo e vediamo che si sentono capiti, che possono sentirsi in un ambiente sicuro, protetto. Cosi come quando sentono di poter collegare comportamenti a loro esperienze traumatiche e non darsi più una colpa, che possano sollevarsi dal sentirsi responsabili della loro storia. Cosi come cambiare prospettiva rispetto alla loro storia e soprattutto al loro futuro, potersi immaginare anche di essere felici e padroni della loro vita. Migliorare l’autostima e la fiducia in sé e negli altri. Un esempio che può apparire semplice ma per me tanto significativo e per il quale ho provato forti emozioni è stato all’inizio di una seduta con un ragazzo che per tanto tempo arrivava sempre in ritardo o saltava senza avvisare, non riuscendo a vedersi ed organizzare la sua vita. L’ho invece trovato davanti alla porta, ad aspettarmi, arrivato in anticipo, molto fiero di lui e sorridente. Finalmente cominciava a prendersi cura di se stesso. Gioia.

Com’è stato incontrare e collaborare con Agevolando?
La collaborazione è iniziata circa 6 anni fa, da una conoscenza in comune con la dottoressa Cecilia Dante, referente nazionale del Network Agevolando che ci ha messo in contatto.  E’ stato un incontro importantissimo, piacevole, in cui abbiamo unito l’interesse per questo argomento e ci ha aperto un mondo pieno di vita, di dolore, di speranze, di lotta, di affetto e di struggimento. Quando si vede un ragazzo che non può studiare, seguire i suoi desideri e talenti, le mie colleghe ed io ci sentiamo struggere, non abbiamo altre parole per descrivere le nostre sensazioni. E proviamo anche rabbia, non dovrebbe mai succedere di ascoltare infanzie cosi dolorose e vite cosi difficili.

Qual è stata, nello specifico della sua esperienza, la collaborazione con Agevolando?
Destinazione Minori è una associazione di promozione sociale di Roma ma lavora online in tutta Italia o dove i ragazzi si trovano, formata da professionisti medici e psicologi psicoterapeuti, esperti in Adozione, affido familiare e accoglienza solidale, alcuni di noi sono stati anche giudici onorari al Tribunale per i Minorenni. Abbiamo già 6 anni fa iniziato a seguire a livello di sostegno psicologico e psicoterapia (gratuito per gli utenti) i ragazzi afferenti al Network di Agevolando e man mano la collaborazione è cresciuta ed abbiamo seguito e continuiamo a seguire ad oggi circa 20 ragazzi in collaborazione con Agevolando. 
Stiamo ricevendo e dando così tanto in questa collaborazione… Ringraziamo i ragazzi per condividere con noi le loro vite, le loro emozioni, i loro pensieri. Una esperienza umana e professionale unica. Grazie ad Agevolando di darci fiducia e per questa opportunità che speriamo davvero possa continuare.


We Are Care Leavers è un racconto di racconti. Voci di ragazzi e ragazze, di professionisti e professioniste, storie ed esperienze di chi vive quotidianamente l’universo dei Care Leavers in Italia. Un progetto di comunicazione realizzato grazie al sostegno del Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo – Progetto Care to Impact.

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