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Nancy e la sua storia di affido: “Sono quello che sono anche grazie alle persone che mi hanno cresciuto”

 

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Nancy e la sua storia di affido: “Sono quello che sono anche grazie alle persone che mi hanno cresciuto”

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Nella foto di Monica Romei: Akena, Nancy e Almas

“Sono stata in affido dai quattro anni e fino alla maggiore età. Il mio percorso di affido è stato caratterizzato da diverse fasi.

La fase iniziale ossia l’inserimento in famiglia non è stato facile, in quanto non ero stata preparata ed essendo molto piccola non potevo comprendere a pieno quello che mi stava succedendo. Mi sono ritrovata a dovermi rapportare con nuove persone e in un ambiente diverso, inoltre il distacco dalla famiglia d’origine è stato molto doloroso.

La famiglia affidataria inizialmente ha riscontrato delle difficoltà a relazionarsi con me in quanto ero sommersa da varie emozioni contrastanti che mi allontanavano da loro e perché non mi sentivo a ‘casa’. Col tempo ho cominciato a capire che non erano dei nemici ma delle persone che mi volevano bene e ho cominciato a fidarmi.
Il fatto di sentirmi accolta e trattata alla pari dei figli naturali mi ha aiutato molto ad aprirmi e formare il mio carattere.

Allo stesso modo anche con la famiglia di origine non è stato semplice. Ho dovuto riconoscere e ricostruire una relazione con la mia famiglia ed allo stesso tempo cercare di capire la mia identità. Spesso nella fase adolescenziale mi chiedevo chi fossi.

La mia famiglia è di origini ghanesi ma sono nata in Italia e cresciuta in una famiglia italiana acquisendone la mentalità. C’è voluto molto tempo per trovare un ‘ponte’ tra le due culture e ho capito che entrambe fanno parte di me. Inoltre non ho avuto la possibilità di poter condividere la mia esperienza con altri coetanei. Mi sono domandata spesso come sarebbe stato il rapporto con la famiglia affidataria una volta finito il mio percorso fuori famiglia. Devo dire che non è mutato anzi si è ulteriormente rafforzato.

 

Ad oggi posso dire che il rapporto con la famiglia affidataria continua ad esserci e per me sono un punto di riferimento ma è importante la mia famiglia di origine con la quale ho un ottimo rapporto.

Concludo dicendo che l’affido è stato un percorso tortuoso, ma allo stesso tempo questo non mi rende una persona sfortunata, svantaggiata, sono un persona normale.

 Io sono quello che sono e lo devo anche alle persone che mi hanno cresciuto”.

Nancy ha 29 e vive e lavora a Verona, partecipa alle attività del Care leavers network. Ha raccontato la sua storia lo scorso 13 giugno 2018 anche in occasione della relazione annuale al Parlamento dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

 

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