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L’intervento di Carrie Wilson (Care Leavers Association) al primo Festival dei Care Leavers

Carrie Wilson Harrop, coordinatrice dell’area giovani della Care Leavers Association del Regno Unito, è intervenuta al primo Festival dei Care Leavers di Trento lo scorso 22 febbraio.

Massimo Calovi e Carrie Wilson al Festival dei care leavers di Trento 22 febbraio 2019 (Foto Monica Romei)

Di seguito il testo del suo intervento, a partire dalla domanda: quali percorsi di attivazione peer to peer possono coinvolgere i care leavers?

Ciao a tutti e tutte voi, amici/amiche.

Oggi parlerò di quanto siano importanti le relazioni e la partecipazione peer to peer, per dar vita a dei cambiamenti positivi e di come ho costruito la mia intera carriera su questa importanza.

Mi chiamo Carrie, ho 30 anni e sono sposata, ho una casa mia, un bellissimo bambino di otto mesi, Joshua, e sono cresciuta in affido familiare in Inghilterra a causa della tossicodipendenza di mia madre.

Ho scoperto per la prima volta il sostegno peer to peer quando ero al college. Partecipavo al gruppo “Study Sunday” dei care leavers, in cui si studiava e si preparava la cena da condividere insieme. Sono presto diventata una peer di sostegno nel gruppo, anche perché ero brava a scuola. Aiutare gli altri era per me un’esperienza positiva.

È stato poi durante l’università che ho deciso di fare sostegno peer to peer in maniera “ufficiale”. La mia facoltà collaborava con altre due università per la soddisfazione di essere una delle prime in Inghilterra ad organizzare “scuole estive” per i bambini in affido, nelle zone limitrofe. Ero una rappresentante dei care leaver a questi eventi, il mio ruolo era dare sostegno ai giovani che partecipavano, condividendo la mia esperienza di care leaver e studentessa universitaria. Gli eventi duravano di solito più giorni e si organizzavano diverse sessioni di open days, per mostrare che l’università poteva essere un’esperienza divertente, unica e anche un’opportunità accessibile per chi ha avuto un passato di affido.

Per esempio, abbiamo organizzato attività forensi interattive: abbiamo prelevato il dna da una banana e lo abbiamo mappato per “risolvere un crimine”.

Il sostegno peer to peer mi ha aiutata quando ero in difficoltà, supportando e ispirando altri. Sono riuscita a vedere la me stessa che vedevano gli altri – un modello positivo.

Adesso questi eventi vengono organizzati nella maggior parte di università in Inghilterra!

Una volta laureata, ho ottenuto un lavoro presso l’università come Referente incaricata dei care leavers. Mi occupavo di creare possibilità di lavoro per aiutare altri care leavers a frequentare l’università, integrando studio e lavoro. Cercavo e selezionavo degli altri care leavers, che fossero disponibili a fare ciò che facevo io durante l’università. Ho anche aiutato ad attivare un sostegno accademico innovativo, che non si usava prima.

Dopo un anno ho iniziato a lavorare nella Care leavers Association.

Qui sono coordinatrice di un progetto sul tema della vita in autonomia, pensato e gestito dai care leavers peers.

La Care Leavers Association è un’organizzazione gestita dai care leavers per i care leavers. L’interazione peer to peer è la chiave del lavoro che facciamo, è progettato tutto con i care leavers, per altri care leavers.

Faccio inoltre parte del direttivo dell’Organizzazione per l’affido internazionale (Ifco), la formazione peer to peer che avviene alle nostre conferenze ha un’efficacia importante, è un contesto in cui lavoriamo con i care leavers da tutto il mondo per condividere le nostre esperienze e imparare come poter essere un supporto per dei ragazzi più giovani.

Ogni conquista professionale mi faceva capire che potevo fare di più per altri care leavers.

Tutto ciò ha straordinariamente migliorato la mia vita, facendomi sentire parte di una famiglia, capace di capire i sentimenti e le difficoltà che devi affrontare quando hai vissuto un’esperienza di affido. Aiutando gli altri ho aiutato me stessa ad affrontare la mia vita in un modo migliore. Non mi vergogno delle mie esperienze, io e gli altri con un passato in affido non abbiamo fatto nulla di sbagliato, ci siamo solo trovati in brutte situazioni.

Con le interazioni peer to peer abbiamo ottenuto dei cambiamenti straordinari. Nel progetto GOAL, i giovani non solo guadagnavano fiducia in loro stessi per affrontare le proprie difficoltà in modo più autonomo, ma interagivano meglio con i professionisti e non dipendevano più così tanto dai servizi. Proprio perché erano più consapevoli delle loro difficoltà potevano comunicare meglio quando e per cosa necessitavano più sostegno da parte dei loro tutor e dai servizi per i care leavers. I care leavers hanno raggiunto l’indipendenza invece che l’interdipendenza dai servizi.

Lavorare con i professionisti del settore post affido per avviare il progetto ha significato instaurare una comunicazione migliore tra servizi e care leavers. I ragazzi coinvolti sono stati in grado di dare dei feedback, spiegando cosa ha funzionato nei servizi e cosa no, dal loro punto di vista.

Dopo aver attivato questo progetto, i servizi per i care leavers lo hanno integrato nel proprio lavoro, perché ne hanno visti realizzato i benefici, per i servizi stessi e per i ragazzi coinvolti.

Spero siate tutti emozionati quanto lo sono io, e lo sono stata, di sperimentare i cambiamenti positivi che possiamo avviare in Italia insieme a questi fantastici ragazzi!

 

Carrie Wilson-Harrop
Young Peoples Project Coordinator at the Care Leavers Association

 

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