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Le lettere dei care leavers della Lombardia

Le lettere che vi proponiamo sono il frutto di incontri mensili durante i quali un gruppo di circa 20 ragazzi e ragazze della Lombardia tra i 16 e i 24 anni, che vivono o hanno vissuto una parte della vita “fuori famiglia”, ha avuto l’occasione di ragionare e raccontare sia il rapporto con le figure professionali che più in generale il proprio vissuto. Si tratta di sei lettere indirizzate alle figure professionali ritenute più significative dai ragazzi. Nulla è di fantasia o inventato: le esperienze di ciascuno sono state riunite per comporre una storia.

 

LETTERA A UN GIUDICE

Caro Giudice,
ho avuto una vita abbastanza complessa e 9 mesi fa sono entrato in comunità. Ho conosciuto l’assistente sociale e molti educatori ma non ho mai avuto la fortuna di incontrare te.
All’inizio non è stato semplice accettare la tua decisione, anche perchè mi piaceva la libertà che avevo quando ero a casa. Con il tempo ho capito che il percorso in comunità è stato la mia salvezza, sì, la mia salvezza! E così ho chiesto il prosieguo amministrativo perché era necessario per me, non avevo altre possibilità.
Ho affidato tutta la mia speranza nella lettera precedente per chiederti il prosieguo ma la tua risposta è stata negativa. Tra pochissimo tempo rimarrò senza un posto dove vivere dato che sto per compiere 18 anni a breve. L’unica domanda che mi pongo è PERCHÉ?!
Perché mi hai collocato in comunità se poi avevi intenzione di non continuare ad investire su di me e sul mio futuro?
Perché non mi hai mai incontrato?
Perché ho dovuto scoprire la tua risposta dagli educatori e non direttamente da te?
Perché pensi che io a 18 anni possa già essere autonomo da un giorno all’altro?
Perché ad altri hai dato una possibilità e a me no?
La disperazione mi assale, sento di non farcela, sento che il mondo mi sta crollando addosso, rischio di mandare all’aria tutto, cosa faccio adesso?!?!?!?!

LETTERA A UN’ASSISTENTE SOCIALE

Cara Assistente Sociale,
in questi tre anni in cui sono stato in comunità sei già la quinta persona che mi viene presentata in questo ruolo…Chissà se quando riceverò una risposta sarai ancora tu a seguire il mio caso?! Ci tengo a dirti che mi piacerebbe i nostri incontri fossero più frequenti, ad esempio vederci ogni 2 mesi.
Ne ho scritte tante di queste lettere, soprattutto per chiedere permessi e autorizzazioni, uno in particolare è stato importante per me: era il mio sedicesimo compleanno e nonostante le difficoltà non mi sembrava incomprensibile la richiesta di tornare a casa per festeggiare… peccato che la risposta sia arrivata troppo tardi: hai forse troppi casi da gestire? O forse i miei sentimenti ed io non siamo abbastanza importanti per te?
Le notizie peggiori, che forse avresti dovuto comunicarmi tu, mi sono arrivate dall’ultima persona da cui mi sarebbero dovute arrivare: i miei hanno divorziato e sai come l’ho scoperto? Si è presentata qui mia madre in lacrime incolpandomi di essere la causa della loro separazione.
Mi sarebbe piaciuto un maggiore ascolto e fiducia da parte tua, ad esempio quando ti dicevo che le cose non funzionavano, avrei voluto una maggiore vicinanza in questo momento difficile, almeno tu.
A volte penso che il tuo aiuto sia fondamentale per superare queste situazioni, magari la tua presenza ci avrebbe aiutati a gestire meglio quello che è successo.
Non sono più un bambino e vorrei che la smettessi di trattarmi come tale, se fosse possibile passare più tempo insieme forse sarebbe più facile capirlo.
Ci penso spesso alle cose che non vanno in questo sistema, non è solo colpa tua se abbiamo percorso insieme una strada così dissestata, ma forse si può fare ancora tanto per renderla meno dura. È difficile entrare nei pensieri e nel cuore di un ragazzo che soffre, ma io non chiedo nient’altro che essere ascoltato da te.

LETTERA A UN RESPONSABILE DEI SERVIZI SOCIALI

Caro Responsabile,
sono giunta alla fine del mio percorso comunitario e sto tirando un po’ le fila della mia vita…sono entrata in comunità 6 anni fa con la speranza di uscire da qui e poter tornare a casa trovando una vera famiglia. Mi ritrovo, invece oggi, con tutti i miei sogni e le aspettative tra le mani a cercare di capire dove andare e cosa fare perché ho capito che se tornassi a casa ritroverei le stesse persone da cui ho scelto di allontanarmi anni fa.
In questi anni molte persone mi sono state accanto e mi hanno dato gli strumenti per crescere, maturare e cambiare, ho iniziato un percorso di psicoterapia e ho concluso gli studi.
Mentre io ho lavorato molto su me stessa mi aspettavo che anche i miei genitori lavorassero su di loro, purtroppo non è andata così.
Mi sono interrogata su cosa non abbia funzionato, all’inizio pensavo che i miei genitori non fossero abbastanza motivati per cambiare, che non ne valesse la pena per me, poi ho capito che forse la loro volontà, da sola, non era sufficiente. So che sono adulti adulti, ma l’età non basta per insegnare qualcosa ai figli, c’è prima bisogno di sperimentare ed imparare.
I miei genitori avevano sicuramente delle difficoltà e non potevo pretendere che da soli le risolvessero; come ho avuto bisogno io di un sostegno, anche per loro sarebbe stato necessario.

LETTERA A UN’EQUIPE DI EDUCATORI

Cari educatori,
oggi è il mio ultimo giorno qui con voi; in questi anni mi siete stati molto vicini, eravate lì ad accogliermi quando tornavo da scuola, mi svegliavate al mattino, eravate pronti ad ascoltarmi quando ne avevo bisogno. Eravate lì anche quando la sera rientravo tardi e partivano lunghe discussioni, per farmi capire i miei errori.
Quando ero appena arrivato pensavo che il vostro fosse solo un lavoro e che non vi affezionaste veramente a noi ragazzi e al nostro futuro, ma con il passare del tempo ho capito che, se siete qui, è perché tenete veramente a noi.
Se devo essere sincero sono tante le volte in cui non mi siete andati giù, per esempio quella volta in cui eravate impegnati al telefono e io avevo bisogno di sfogarmi con voi per l’incontro avuto con la mamma; oppure quando ho dovuto ripetere a ognuno di voi che avevo urgente bisogno delle medicine e sono passati giorni prima che ve lo comunicaste e vi organizzaste.
Sono contento di essere stato in una comunità con educatori maschi e femmine, perché con le figure maschili ho potuto condividere parole “tra uomini” o imparare cose quotidiane come il farmi la barba, che sembrano banalità ma non lo sono. Le mie educatrici invece, mi hanno ascoltato un sacco e mi hanno dato consigli preziosi.
So che è difficile mettersi nei nostri panni e cercare di capire cosa ci frulla nella testa, ma vorrei chiedervi di provarci sempre. Provate a capire il nostro punto di vista! Solo se ci ascoltate col cuore, e non solo con le orecchie, potrete davvero aiutarci!
Mi avete aiutato a crescere in questi anni, spero un poco di avervi aiutati anche io. Tornerò a trovarvi e spero di sentirvi anche quando sarò fuori, perché ormai siete parte della mia vita.

LETTERA A UNA PSICOLOGA

Cara Psicologa,
all’inizio non mi fidavo di te.
E’ stato per me difficile ammettere a me stesso che avevo bisogno di un aiuto ed è stato ancora più difficile condividere le mie fragilità con un estraneo.
Guardandomi indietro mi rendo conto di quanto sia stato fondamentale per me e per la mia crescita avere avuto un confronto, essere stato ascoltato e sostenuto da te.
Ho iniziato a fidarmi di più quando ad ogni incontro cominciavi chiedendomi come stavo. Sentivo che mi ascoltavi, tanto le mie parole quanto il mio silenzio, eri lì per me! Questo ha permesso che si sviluppasse una forte sintonia tra di noi e sono quindi riuscito ad aprirmi maggiormente con te.
Avevo molta paura che durante gli incontri con l’assistente sociale e gli educatori tu potessi dire delle cose che ti avevo raccontato con tanta fatica, per questo ti chiedevo rassicurazioni riguardo a ciò. Volevo considerare questo spazio come mio e riservato. Ciò nonostante mi rassicura pensare che gli educatori e l’assistente sociale si confrontino con te.
Grazie per il tuo supporto, il tuo sostegno e la voglia di ascoltarmi. Spero che a tutti i ragazzi sarà garantito questo supporto.

A TUTTI I PROFESSIONISTI

In generale chiediamo professionisti:
✓ PREPARATI: suggeriamo più tirocini anche all’interno di strutture comunitarie!
✓ MOTIVATI: una scarsa motivazione arriva anche a noi!
✓ PRESENTI: a volte siete le nostre uniche figure di riferimento!
✓ DISPONIBILI e ATTENTI: il vostro atteggiamento e il modo di porsi è sempre molto importante!
✓ CHE SAPPIANO ASCOLTARE se stessi, ASCOLTARSI tra loro e ASCOLTARCI, non solo con le orecchie ma anche con il cuore!

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