Blog

Costruire il cambiamento con la cultura della partecipazione. L’editoriale di Maria Chiara Vita Finzi

Sul sito del Gruppo CRC – che ringraziamo per averci ospitato – è stato pubblicato l’editoriale: “Costruire il cambiamento attraverso la cultura della partecipazione” della direttrice di Agevolando, Maria Chiara Vita Finzi.

Lo condividiamo volentieri anche sul nostro sito.

Si parla molto ultimamente di impatto nel Terzo Settore. Impatto è una parola importante, è il segno che lasciamo come individui e come organizzazioni. Mi fa pensare a quanto forte in questi dieci anni sia l’impatto che i care leavers hanno prodotto.

Si definiscono care leavers tutti coloro che hanno trascorso parte della loro infanzia e adolescenza in contesti eterofamiliari di accoglienza: comunità, case-famiglia o famiglie affidatarie. Per loro il raggiungimento della maggiore età rappresenta un traguardo importante ma anche difficile, perché di fatto cessa ogni forma obbligatoria di tutela e sostegno nei loro confronti. Ad eccezione del “proseguio amministrativo” che permette ad alcuni di loro di ottenere un accompagnamento fino al 21esimo anno d’età, non esistono infatti altre misure di supporto per questi giovani. Spesso sono costretti a rientrare nella famiglia d’origine, non senza problemi, o devono impegnarsi a rendersi totalmente autonomi dovendo rinunciare, ad esempio, agli studi universitari per potersi mantenere, nei casi più gravi si ritrovano a vivere situazioni di forte vulnerabilità ed emarginazione.

Una ricerca recentemente condotta con la collaborazione dell’Università di Padova ha messo in luce che il 48% dei care leavers ha ritenuto che l’uscita dalla comunità non sia stata pianificata adeguatamente, il 62% non ha ricevuto un supporto per lo studio. Per il 56% dei rispondenti il percorso fuori famiglia non ha aiutato o ha aiutato poco a migliorare i rapporti con la famiglia di origine.

Proprio per far fronte alle difficoltà incontrate, da alcuni care leavers nel 2010 nacque l’associazione, Agevolando, e sei anni fa nasceva in Italia il Care leavers network, come espressione diretta di questi giovani.

Dopo la prima conferenza nazionale che si è svolta a Roma nel 2017, il network ha organizzato conferenze regionali in molte città italiane, ha prodotto raccomandazioni, video, canzoni, ha formato – in accordo con il Cnoas (Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali) e i consigli regionali – oltre 100 assistenti sociali, e 50 giornalisti in Emilia-Romagna.  Il network ha stretto relazioni costruttive con le Istituzioni, i servizi, gli Ordini professionali, i coordinamenti delle comunità, le Università. Ma il network, insieme a molti altri enti e organizzazioni, ha soprattutto contribuito dopo la prima conferenza all’approvazione del Fondo triennale per i neomaggiorenni con l’erogazione di 15 milioni di euro e che, per la prima volta in Italia, prende in considerazione seriamente e con un approccio complessivo e partecipativo le problematiche che i ragazzi e le ragazze incontrano al termine dei percorsi di tutela. Nei prossimi mesi verranno organizzate le Youth conference, quale strumento importantissimo di valutazione in itinere delle azioni del Fondo, perché prevedono una consultazione regolare dei ragazzi che ne beneficiano, per individuare criticità e aspetti di miglioramento.

Ma è notizia recente, dello scorso 29 gennaio, un’altra importante novità: in concomitanza con la seconda conferenza nazionale dei care leavers che si è svolta a Roma, la Camera dei deputati ha votato un emendamento, per una misura che vada a integrare e prolungare il Fondo per i ragazzi care leavers ad oggi rivolto alla fascia d’età 18-21 anni, fino a 25 anni. Ora si attende l’approvazione anche in Senato e, soprattutto, dopo la sperimentazione triennale è necessario che il fondo diventi strutturale e che non solo una piccola percentuale di giovani possa fruirne.

Grandi novità anche a livello europeo: di ritorno da Bruxelles i care leavers italiani insieme ad altri giovani irlandesi, inglesi, rumeni e croati hanno chiesto alle istituzioni europee standard minimi per l’accoglienza e la transizione all’autonomia uguali in tutti i paesi europei e hanno avviato concretamente un percorso per dare vita al primo network europeo di giovani cresciuti “fuori famiglia”.

Se impatto è il cambiamento generato, i care leavers italiani stanno cambiando il mondo per loro e per i ragazzi e le ragazze che verranno dopo di loro. Insieme, con professionalità, equilibrio, coraggio e determinazione, passo dopo passo, nonostante i venti contrari, costruiscono il cambiamento attraverso la cultura della partecipazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *