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Bambini e bambine maltrattati nelle istituzioni di tutela: l’intervento di Federico Zullo

Il Seminario di Roma su bambini e bambine maltrattati. Al centro del tavolo Federico Zullo

Si è riflettuto su un drammatico, ma necessario, argomento mercoledì 30 gennaio a Roma durante il Seminario promosso dal Centro antiviolenza Artemisia nell’ambito del progetto europeo Sasca e con il patrocinio del Cismai e di Di.Re – Donne in rete contro la violenza: “Bambini e bambine maltrattati nelle istituzioni di tutela: trauma individuale e responsabilità di sistema”.

Una giornata preziosa per prevenire il maltrattamento sui minori in contesti istituzionali, per rompere il silenzio e aumentare la consapevolezza delle responsabilità di sistema, istituzionali e professionali e promuovere il riconoscimento dei diritti specifici dei sopravvissuti.

A Federico Zullo, presidente di Agevolando, è stato chiesto di contribuire con un intervento dal titolo: “Ascolto e partecipazione per prevenire il maltrattamento istituzionale”.

Pubblichiamo un estratto del suo intervento:

“La Conferenza di oggi ha messo in luce realtà di cui si parla poco ma che nel mondo dell’accoglienza ancora oggi possono accadere e che pertanto necessitano di riflessioni e attenzioni utili per fare prevenzione e garantire a tutti i bambini e le bambine, e a tutti le ragazze e i ragazzi, processi di cura e accoglienza realmente protettivi e riparativi.
Gli esempi del Forteto, dei Celestini e di altre realtà – spesso istituti religiosi – hanno messo in luce non solo le responsabilità di singoli soggetti ma di un intero sistema che attraverso il silenzio, l’insufficiente presenza, la negazione può colludere con i maltrattamenti e gli abusi subiti dai giovani ospiti di questi contesti accoglienti.

Molte sono le azioni che si possono mettere in campo per prevenire tali fatti – che fortunatamente oggi sono decisamente ridotti rispetto al passato – e noi, come Agevolando, riteniamo che tra gli strumenti principali di prevenzione vi siano anche l’ascolto (da parte dei servizi sociali, in terapia, in comunità, attraverso operatori di advocacy…) e la partecipazione (nei contesti accoglienti, a livello di gruppo esterno/associativo, nei contesti pubblici). La ricerca di Artemisia ha messo in evidenza tra le varie necessità, quella di creare condizioni affinché possibili vittime possano riconoscere contesti in cui trovare ascolto e anche quella di permettere la realizzazione di percorsi formativi diretti a tutti gli operatori nei loro diversi ruoli dove siano le stesse “vittime tradite dal sistema” a portare il loro contributo/testimonianza affinché si possano costruire criteri di riconoscibilità e di prevenzione del maltrattamento istituzionale in tutti i suoi livelli (diretto, procedurale, di sistema).

Non è semplice “agganciare” ragazzi vittime di tali processi distorti dell’accoglienza: non si fidano, temono di non essere creduti, hanno paura di essere nuovamente “traditi”.
Noi – attraverso il nostro percorso di promozione della partecipazione dei care leavers – possiamo e vogliamo raggiungere anche loro e ci impegneremo per costruire con il contributo di chi vorrà aiutarci, uno spazio dove i ragazzi, sapendo di trovare altri ragazzi, si possano sentire sicuri e sostenuti in percorsi di denuncia e riparazione adeguati”.
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