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Ahmed: “L’integrazione? Tanta pazienza e la fortuna di incontrare le persone giuste”

Ahmed – Foto: Letizia Agosti

Mi chiamo Ahmed, per tutti Momo, ho 23 anni. Ho lasciato la scuola in Egitto a 11 anni per andare a lavorare. Un giorno la mia famiglia mi ha chiesto di lasciare tutto e partire per l’Italia, per accompagnare mio fratello più piccolo. Ho raccontato tante volte il mio viaggio. Un viaggio terribile, attraverso il deserto, e su una barca per dieci giorni nel mare agitato prima di raggiungere Lampedusa.

Ma oggi voglio raccontare soprattutto cosa succede a noi ragazzi stranieri dopo l’arrivo in Italia.

Io e mio fratello siamo stati inseriti prima in una Casa di pronta accoglienza, Amarkord, e poi a Casa Clementini, entrambe a Rimini.

È molto faticoso all’inizio: sei un ragazzo solo, straniero, non conosci la lingua italiana. Ti trovi in un paese nuovo senza la tua famiglia, devi conoscere una nuova cultura e adattarti.

I responsabili e gli educatori della Fondazione San Giuseppe e della Cooperativa Il Millepiedi mi hanno aiutato tanto.

Ci sono tante realtà (cooperative, associazioni…) che aiutano i ragazzi quando arrivano in Italia e il loro compito è fondamentale. Le persone che lavorano in queste realtà sono molto importanti per l’Italia.

Gli educatori fanno un lavoro pagato troppo poco, ma davvero bello. Donano una parte della loro vita e del loro tempo per aiutare ragazzi come noi.

Ricordo il coordinatore Roberto, Annalisa, Giacomo e tutti gli educatori che all’inizio ci hanno accolto. Hanno avuto la pazienza di conoscerci, un poco alla volta, dedicandosi a noi. Mi hanno dato un grande sostegno morale, prima che pratico. Ci hanno dato il tempo giusto per conoscerci, senza urlare o arrabbiarsi, e ci hanno insegnato tante cose che era importante sapere.

Ricordo Nikka, un’educatrice, la prima volta che mi ha accompagnato a prendere l’autobus. Sono piccole cose ma per noi importantissime per imparare come vivere qui in Italia.

Mi piace informarmi e seguire la politica italiana, e per questo sono molto preoccupato in questo periodo.

Io sono qui da tanto tempo, ho fatto tanti lavori per mantenermi. Ma se ai ragazzi come me non viene offerto un aiuto e una possibilità, come faremo?

Ci sono tanti ragazzi che hanno voglia di lavorare e le risorse sono poche, lo capisco, ma la soluzione non è lasciarli in mezzo a una strada.

Ahmed – Foto: Letizia Agosti

Dopo che ho compiuto 18 anni la cosa più importante per me era trovare un lavoro.

Senza un contratto non potevo avere il permesso di soggiorno o trovare una casa.

Penso che sia molto importante avvicinarsi al mondo del lavoro attraverso tirocini e stage, come Casa Clementini mi ha permesso di fare quando ancora ero in comunità. Ci serve per imparare a conoscere il mondo del lavoro e mettere da parte un po’di soldi.

Grande aiuto mi è poi arrivato da una persona, Guido Fontana, che era presidente della Fondazione San Giuseppe e lavorava nell’ambito della formazione professionale (alla Fondazione Enaip di Rimini).

Guido ha preso contatto con tante aziende per aiutarmi a trovare lavoro. Avere una persona italiana che ti dà fiducia e garantisce per te e che conosce bene il mondo del lavoro è fondamentale per farcela.

Mi ha aiutato molto lo Sportello del neomaggiorenne di Agevolando, sia per la ricerca del lavoro che di una casa, ma ci è voluto tanto tempo per trovare il posto giusto.

Ci tengo a raccontare un’altra cosa.

Io ho sempre vissuto insieme ad altri ragazzi che, come me, erano stati in comunità. Eravamo nella stessa situazione e, certo, abbiamo litigato e avuto problemi, ma ci siamo sempre aiutati e voluti bene. Quando uno ha bisogno dell’altro continuiamo ad aiutarci. Abbiamo creato una rete.

Ma questa rete io l’ho creata con tanti ragazzi: stranieri, italiani…

Il mio migliore amico è sudamericano. La mia padrona di casa che mi ha aiutato tanto è italiana. Ho avuto inquilini egiziani, albanesi, bengalesi, colombiani… adesso arriverà un ragazzo somalo a vivere con me.

Integrarsi è fondamentale! Conoscersi e conoscere. Non possiamo stare sempre nello stesso punto e frequentare solo i nostri compaesani. Altrimenti rimarremo sempre al punto di partenza.

Bisogna voler bene alle proprie origini ma anche aprirsi a nuove cose. Io dico sempre che mi sento cittadino del mondo.

Niente di tutto questo è facile. Ho visto tanti ragazzi come me perdersi.

Io per primo non sono perfetto! Ma le scelte che facciamo ci fanno diventare la persona che vogliamo essere.

Serve tanta pazienza, saper aspettare e avere la fortuna di incontrare le persone giuste. Io ho avuto questa fortuna.

A cura di Silvia Sanchini

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