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Agevolando il BenEssere insieme – Resoconto e materiali del Convegno

Anna Bolognesi e Michela Cicerone presentano il progetto BenEssere – foto: Pasquale Spinelli

Agevolando ha organizzato giovedì 15 novembre 2018 un convegno dedicato al tema della salute psicologica tra i giovani con esperienze di accoglienza eterofamiliare. Hanno partecipato 80 operatori del sociale (medici, psicologi, educatori, assistenti sociali) e interessati, ospiti dell’Auditorium della Regione Emilia-Romagna, in viale Aldo Moro 18 a Bologna.

Il convegno si è aperto proprio con i saluti istituzionali di Maria Teresa Paladino e Maura Forni, della Regione Emilia-Romagna, che hanno evidenziato il valore di Agevolando nell’affrontare temi difficili con una visione di successo, coniugando tutela e autonomia. La parola poi a Eva Neri, dell’Istituzione per l’inclusione sociale Achille Ardigò Paolo Serra Zanetti, che ha confermato l’importanza di considerare la spesa per il welfare non solo come un costo ma come una risorsa.

Si è entrati dunque nel vivo dell’incontro con la relazione di Federico Zullo, presidente di Agevolando. Ha evidenziato l’impegno su tutti i fronti di Agevolando per i ragazzi in comunità e in affido: aspetti strumentali, sensibilizzazione politica e, grazie al nuovo progetto BenEssere, un sostegno ai ragazzi rispetto alla necessità di rielaborare le loro storie.

Sara Galli e John presentano le attività dello Sportello del neomaggiorenne di Bologna – Foto: Pasquale Spinelli

Ma a Bologna non si parte da zero: Sara Galli, insieme a un gruppo di volontari, da 5 anni coordina lo Sportello del neomaggiorenne della provincia di Bologna, che abbiamo chiamato “Together”.

Insieme. Per colmare il vuoto relazionale e la scarsa conoscenza delle risorse presenti sul territorio, per tanti ragazzi costretti spesso a un’autonomia forzata. Spiega la coordinatrice: “Attraverso attività di ascolto, orientamento, formazione e momenti di aggregazione gli sportelli di Agevolando lavorano per potenziare le autonomie dei ragazzi favorendo il loro protagonismo”. Allo Sportello si lavora insieme per trasformare un bisogno in obiettivo concreto, individuando le azioni da mettere in campo. Accompagnamento nella ricerca di un lavoro, supporto nella ricerca e gestione di un alloggio, laboratori di base, orientamento ai servizi, gruppi di discussione e eventi aggregativi.

Commenta John, che ha frequentato lo Sportello a Bologna: Sono molto contento di aver conosciuto persone che si impegnano ad aiutare ragazzi che hanno vissuto situazioni difficili”.

A Bologna si rivolgono allo sportello in prevalenza maschi (il 95%) e minori stranieri non accompagnati (o ex Msna). Un trend di accessi in crescita, giunto a 328 unità nell’ultimo anno.

Ma mancava la possibilità di offrire risposte dirette legate a situazioni di disagio più strutturato o che necessitassero di un supporto psicologico.

Da qui l’intuizione di Anna Bolognesi e Michela Cicerone, entrambe psicologhe-psicoterapeute che da anni collaborano con l’associazione, di dare vita a un progetto che avesse a cuore il benessere psicologico di chi cresce “fuori famiglia”.

Il metodo scelto per avviare il progetto è stato quello della peer education, come raccontato da Jenny Calzolari, una dei quattro “educatori alla pari” che sono stati formati e hanno svolto un’attività di sensibilizzazione sul tema del benessere all’interno di una decina di comunità di accoglienza bolognesi.

Sono stati raccolti anche 47 questionari, che fanno emergere dati interessanti: buona parte dei ragazzi in comunità davanti a una difficoltà preferisce chiedere aiuto al gruppo dei pari, o a un familiare. Ascoltare musica o uscire sono le soluzioni che i ragazzi sperimentano per stare meglio. La figura dello psicologo è molto chiara ai ragazzi, ma in alcuni casi vissuta come valutativa.

Ecco allora perché la nascita a Bologna di uno nuovo Spazio d’ascolto e supporto psicologico (attivo dal 26 novembre a Case Zanardi, in via Capo di Lucca 37 – il lunedì dalle 15 alle 19 e il martedì dalle 12 alle 16) che le due professioniste cureranno per offrire ascolto e contenimento emotivo, orientando e accompagnando poi, se necessario, verso i servizi della salute.

Parallelamente verranno promossi dei laboratori di gruppo a carattere esperienziale e psicologico su diverse tematiche quali emozioni e comunicazione, esperienze migratorie, affettività e sessualità.

Un’attenzione particolare verrà infine rivolta a quella particolare popolazione di giovani “fuori famiglia” che vivono l’esperienza della detenzione, grazie alla collaborazione con il Centro di giustizia minorile.

Dopo la gustosa pausa con il carretto della gelateria “È buono”, è stato dato spazio all’intervento di alcuni professionisti a partire da una domanda: Quali possibili azioni ognuno nella propria funzione di “care giver istituzionale” può mettere in campo per accompagnare e favorire il benessere psicologico di questi giovani?

Tavola rotonda. Foto: Pasquale Spinelli

Luisa Pandolfi, docente dell’Università di Sassari, ha esposto ai presenti la sua appassionante ricerca sui care leavers e l’esperienza specifica della Regione Sardegna, che ha avviato da alcuni anni progetti per l’autonomia che accompagnino i ragazzi anche dopo il compimento della maggiore età. La docente ha spiegato come una metodologia partecipativa possa essere applicata anche alla ricerca, coinvolgendo i ragazzi stessi e gli educatori delle comunità in un’ottica migliorativa e di positivo cambiamento.

A seguire il contributo di Stefano Costa, neuropsichiatra dell’Ausl di Bologna, che ha evidenziato come alcune traiettorie evolutive a rischio siano in crescita per gli adolescenti e la necessità quindi di offrire risposte di sistema, non solo sanitarizzanti o psichiatrizzanti.

Paola Ziccone, del Centro giustizia minorile Emilia-Romagna e Marche, ha avviato la riflessione sull’importanza di prendersi cura gli uni degli altri, alla scuola di don Milani. Il reato in sé non è dunque una lesione e basta, ma la lesione di un bene. Prendersi cura di questi ragazzi è anche prendersi cura di noi stessi.

Per continuare il contributo di Lucia Dosselli, Cismai, che ha introdotto la teoria polivagale a partire da una riflessione sul tema della scurezza, del trauma e del blocco della fiducia. Difficoltà che spesso coinvolgono i giovani a cui si rivolge il progetto. Sull’importanza della narrazione per ricostruire il sé è stato incentrato l’intervento di Elisabetta Manfredini dell’Ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna, infine la parola a Rita Bosi che da assistente sociale ha sottolineato l’importanza del tema della rete perché i servizi sociali devono essere una “stampella” ed essere utilizzati solo in particolari momenti di bisogno.

Tanti spunti per un progetto che è solo agli inizi e che vuole crescere e mettersi a disposizione dei giovani bolognesi nell’ottica di un “ponte” tra comunità di accoglienza e servizi del territorio per prevenire situazioni di disagio e promuovere il benessere psicologico.

Materiali

Presentazione_Luisa_Pandolfi_Benessere_Bologna

Presentazione Anna Bolognesi e Michela Cicerone Benessere Bologna

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